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Qatar, Mater Hospital Olbia:The Great Political Mess

(IL GRANDE PASTICCIO POLITICO)

I lettori di Sardegna Reporter si saranno chiesti: come mai tanto interesse per la vicenda “Mater Olbia”? E come mai tanti approfondimenti su Lucio Rispo? Si è di fronte a due interrogativi legittimi e pertinenti, alla luce degli investimenti che l’emiro del Qatar sta compiendo sulla nascita del nuovo ospedale privato.

Si tratta, tra l’altro, di un’iniziativa nell’ambito della quale non sono mancati, a margine delle aree in cui essa sta sorgendo, dei risvolti giudiziari. A noi interessa, in proposito, fare emergere i “punti oscuri” che hanno caratterizzato e stanno contrassegnando il “Mater Olbia”.

Elementi di discussione e di approfondimenti non ne mancano, man mano che si va a scrutare atti, carte e rapporti di una struttura sanitaria che, una volta ultimata, non mancherà di dare lustro ad Olbia, alla Gallura e all’intera Sardegna. Ciò non toglie, però, che la maniera con cui è stata gestita l’intera operazione, non manca di suscitare le più varie perplessità, sia sul piano giudiziario, sia sul piano della legalità con cui hanno agito alcuni personaggi.

Non vi e dubbio che ogni giorno atto dopo atto udienza dopo udienza emergono verità e situazioni raccapriccianti su come, appunto, è stata gestita l’operazione Mater Olbia, molto probabilmente all’insaputa del suo grande finanziatore, ossia l’Emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani.

Non è da escludere che quando è “partita l’operazione” qualcuno aveva in animo di insabbiare le problematiche che si erano presentate sul rogito notarile per l’acquisto dei 60 ettari, magari con la benedizione di qualche politico di alto loco.

Qatar, Mater, Hospital, OlbiaPuò anche darsi che sull’intera operazione non siano mancate possibili pressioni per “chiuderla” in fretta, soprattutto in vista della visita dell’ex premier Matteo Renzi, avvenuta il 28 maggio del 2015.

Chi lo sa, forse per qualcuno quella era l’occasione più propizia per fare apparire agli occhi del popolo olbiese in particolare e di quello sardo in generale, che quel ragazzo di Ploaghe (Alessandro Marini) era un sedicente, un truffatore e un millantatore. Si doveva far capire, soprattutto, che quel rogito notarile dei 60 ettari era stato annullato e che quel giovane ragazzo sardo che aveva anticipato tutti, proprio tutti, doveva essere in ogni modo messo nelle condizioni di non nuocere a tutti gli effetti: arrestarlo, sbatterlo in carcere e, proprio per questo, bisognava inventarsi di tutto pur di farlo passare per quello che non era mai stato, fino a giungere alla fantomatica tentata estorsione.

Si mormora e sì dà per certa una riunione in un noto caffè di una frazione di Olbia, per decidere le sorti di Alessandro Marini. Quell’incontro non e andato giù al pool di avvocati che difende il manager Ploaghese, tante che gli stessi hanno sempre ribadito a Sardegna Reporter che “c’è un limite a tutto, fermo restando che sarà la magistratura Romana l’unica titolata a ravvisare eventuali reati”.

E’ importante rimarcare, ad esempio, l’errore clamoroso commesso dall’allora procuratore speciale, il noto Lucio Rispo, che, volere o volare, potrebbe mettere in discussione l’intera operazione del Mater Olbia. In definitiva, cosa ha fatto Rispo? Poteva tranquillamente acquistare l’ospedale ex San Raffaele con i suoi 3 ettari di terreno circostanti e non sarebbe incorso in alcuna problematica, ma la presunzione, l’arroganza di andare anche contro le leggi nazionali, e cioè il codice civile e soprattutto il sistema giudiziario , lui stesso appunto ha voluto acquistare anche i 60 ettari che 20 giorni prima erano già stati acquistati dal Marini tramite il suo dante causa Luigi Mulas.

Dagli atti ufficiali cosa emerge? Sicuramente un aspetto molto grave, poiché sui 60 ettari vigeva e vige un privilegio granitico iscritto presso la conservatoria dei registri immobiliari di Tempio Pausania. Si tratta di un privilegio di compravendita che certifica il possesso del Mulas ultraventennale, seguito da un successivo atto di vendita al Marini quella vendita che consacra inderogabilmente l’unione del Possesso tra i due soggetti attivi nella compravendita appunto.

Vero è che tale privilegio (cosa gravissima) non e stato citato dal Notaio Lamberto Corda di Cagliari quando il 28 maggio del 2015, appunto, ha stipulato l’atto di compravendita dei terreni con numero di repertorio 30476/16800 a favore della società Sardinia Healthcare & Research Properties S.r.l., all’epoca con sede legale in Cagliari in Via Giuseppe Garibaldi n. 105, presso lo studio legale degli avvocati Porcu & Barberio. partecipata al 100% da Innovation Arch Sarl. Quest’ultima, a sua volta, è interamente controllata dalla Lux Pillar S.A.R.L. con sede alla Rue Edward Steichen N° 14 in Lussemburgo. Si è di fronte, ovviamente, a delle gravi omissioni e ora per il Notaio potrebbero sorgere ripercussioni di carattere penale.

A questo punto è lecita una domanda: chi aveva autorizzato e dato garanzie nel procedere a quel rogito notarile? Ma, soprattutto, chi ha dato garanzie sulla non punibilità dell’irregolarità dell’atto notarile? Forse un membro del Governo Renzi? Qualcuno che sì è speso tanto su Mater e su Meridiana viste le imminenti elezioni che successivamente hanno decretato la sconfitta PD e la vittoria di Settimo Nizzi? Di interrogativi non ne mancano, insomma.

Certo, ora gli avvocati del Marini non si limiteranno a guardare. Negli ambienti giudiziari, ad esempio, si vocifera che solo il risarcimento danni in capo all’ex sindaco di Olbia e Comune di Olbia si aggirerebbe intorno a qualche milione di euro (tra i 5/7 milioni), per cui ci saranno gravi ripercussioni in capo, appunto, a Gianni Giovannelli&Company.

Per il momento c’è da prendere atto che le persone indagate in quest’intrigo del “Mater Olbia” sono una decina. Tra loro figurerebbero politici e dipendenti di società, tra cui una società già indagata a Roma in mafia Capitale che ha portato alle dimissioni del suo presidente, oltre ad una ragazza di nazionalità Romena, lo stesso Rispocompreso un grosso esponente politico nazionale, oltre ad un noto avvocato nuorese trapiantato a Olbia già iscritto nel registro, per il reato di cui all’art 479 C.p. e cioè falso ideologico.

Non mancano, quindi, gli ingredienti per affermare che la situazione, per le persone coinvolte, non è delle migliori. Sempre in ambienti giudiziari isolani, si vocifera che i legali dei Marini potrebbero chiedere un sequestro cautelare/conservativo dei 60 ettari di terreno a tutela degli interessi del loro assistito, che, ricordiamo, gli stessi terreni risultano essere ceduti in affitto con scadenza 2029 attraverso regolare contratto registrato e opponibile a terzi.

E veramente paradossale tutto quello che sta accadendo attorno al Mater Olbia: le dimissioni del Manager Lucio Rispo datate 27-06-2016 e, soprattutto, al verbale di assemblea che porta la data del 31 ottobre 2016 dal quale risulta la nomina dello stesso Rispo a consigliere di amministrazione con poteri, concessi da Tidu Maini. E’ da prendere atto, però, che il presidente della Innovation Arch s.a.r.l con sede in Lussemburgo, risulta il Manager Qatariota, Al Nasr Faleh Mohammed HA.

Con il senno di poi, atti alla mano, appare che certi passaggi societari e eventuali nomine non siano frutto di scelte condivise dai vertici Qatarioti, tanto che la Procura della Repubblica competente ha già posizionato una grossa lente di ingrandimento per verificare la regolarità degli atti.

L’intera situazione appare alquanto scabrosa e complicata che, a questo punto, non si sa come la Regione Sardegna, e in particolare il Presidente Francesco Pigliaru in concerto con l’assessore alla sanità Luigi Benedetto Arru, possono assumersi la responsabilità di firmare una convenzione di circa 55 milioni di euro l’anno per un decennio con un importo complessivo di 550 milioni di euro, per una struttura sanitaria che, paradossalmente, potrebbe essere “inghiottita” da una vertenza giudiziaria abnorme scaturita a quanto pare dal pressapochismo dell’ex Management Qatariota, che, inverosimilmente, rappresentava uno degli uomini più ricchi del pianeta.

C’è da augurarsi che tale struttura venga ultimata quanto prima per il bene di tutti e, a tal proposito, nasce spontanea la curiosità di conoscere il nuovo Manager Qatariota che firmerà realmente tale convenzione milionaria con la Regione Sardegna.

Insomma, nel maggio 2015 si additava il Marini come contraffattore di atti, timbri, ma alla luce di tutto ciò che sta emergendo giorno dopo giorno, si evince che i “furbetti del quartiere” siano altri. Come rilevato nell’ultimo nostro articolo del mese scorso, i signori politici acerrimi “nemici” del Marini non si sono fatti pregare autoproclamandosi i migliori alleati dello stesso ragazzo ploaghese incensurato, facendo sì che in pochissimo tempo, grazie alle loro scelte di potere, proprio il 17 dicembre 2015 hanno trasformato quelle terre da agricole in aree fabbricabili, maturando in capo allo stesso Marini un valore economico superiore a Duecento Milioni di euro. Tutto, naturalmente, frutto di delibere e convenzioni regolarmente poste agli atti ufficiali presso gli uffici dell’Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica della Regione Sardegna, in concerto con gli uffici di via Garibaldi 49 del Comune di Olbia.

In conclusione, che dire? C’è da augurarsi che il tutto si risolva pacificamente, fermo restando che il pool di avvocati del Marini non opti per la tanto malaugurata ipotesi di procedere ad un atto giuridicamente così forte che possa, concretamente, “arenare“ l’investimento del Qatar In Sardegna.

A tal riguardo, gli stessi legali dichiarano che “tutto quello che c’era da dire e stato posto nero su bianco in rappresentanza del Marini presso il Competente Tribunale di Tempio Pausania”. Facciamo presente a tutti – precisano – che l’abuso del diritto perpetrato in questa triste storia non ha eguali e, pertanto, pensiamo che sia prudente da parte di tutti assumere un atteggiamento molto più serio e pacifico, soprattutto in riferimento alla carta stampata regionale che ormai da diverso tempo ha conoscenza ufficiale di tutti gli atti pubblici che riguardano la vertenza Mater Olbia, ma, guarda caso, continua imperterrita a occultare la vera realtà dei fatti”.

Comunque – continuano i legali – per noi è stato importante far emergere la verità, e in primis abbiamo immediatamente puntato a ripulire quel fango mediatico che il nostro assistito aveva subito ingiustamente”.

Arrivati al 2017 la Sardegna si trova di fronte ad un punto di non ritorno. Per alcuni aspetti, infatti, i burocrati di professione fanno sì che i grossi gruppi di investimento finanziari disponibili ad investire miliardi di euro in Sardegna creando decine di migliaia di posti di lavoro, molto spesso vengono trattati a pesci in faccia. Ogni volta assistiamo all’ennesima brutta figura che i Sardi si vedono costretti a fare, grazie appunto alle politiche sciagurate degli ultimi 25 anni da parte di politici che non ponderano adeguatamente le scelte da compiere. Infatti, prima varano le leggi e dopo, astutamente, girano la “frittata” alla magistratura. Vogliamo parlare dell’abbandono dell’amato Karim Aga Khan, di Tom Barrak ed ,infine, dello “schiaffo” dato dal Comune di Arzachena alla famiglia dell’emiro Al Thani.

Pensiamo che sia giunto il momento di un’inversione di marcia e far sì che questi potenti finanziatori come tutti quelli che portano benessere alla nostra isola, siano attratti da una Sardegna senza una burocrazia oppressiva, affinché questi signori non vadano ad investire i loro capitali nella vicina Spagna.

Un dato, in proposito, dovrebbe farci riflettere. La Spagna, solo nel 2016, ha avuto in costante crescita il suo Pil del 3,6 %, mentre quello della Sardegna è in recessione. Forse è giunto il momento che i Sardi prendano per mano la loro Isola e tutelino, anche in nome dell’ambiente, coloro che fanno del bene al territorio, diffidando di quei politici che pensano solo al loro orticello in termini di voti. Si difenda giustamente l’ambiente, si combatta la speculazione edilizia selvaggia, ma si eviti di varare leggi che mettono in fuga gli investitori, solo perchè mancano strumenti urbanistici chiari. D’altronde, se vengono meno gli investimenti, come si può pretendere di creare occupazione e sviluppo? Guardiamo avanti, dunque, e riflettiamo un pochino ai posti di lavoro e all’indotto che genererà il Mater Olbia al momento del “decollo”. E’ tempo di finirla con le strumentalizzazioni e le dispute politiche che ostacolano il reale sviluppo dell’isola.

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